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Dall’anatomia alla tasca parodontale. Un lungo viaggio
Giu 29, 2026
di Luigi Checchi
La gengiva
Il parodonto è l’insieme dei tessuti che circondano il dente e che sono funzionali alla sua vita e alla sua funzione. Esso comprende la gengiva, il cemento radicolare, il legamento parodontale e l’osso alveolare.
La gengiva è quella porzione della mucosa orale che ricopre il processo alveolare dei mascellari e la parte cervicale degli elementi dentari. Essa rappresenta quindi la componente più superficiale e visibile del parodonto e svolge una funzione essenziale di protezione nei confronti dei tessuti profondi.
Anatomicamente la gengiva si distingue in gengiva marginale e gengiva aderente.
La gengiva marginale, detta anche gengiva libera, circonda il dente come un piccolo collare e contribuisce a delimitare il solco gengivale. In condizioni di salute questo solco è uno spazio fisiologico, di profondità limitata, che può essere valutato con la sonda parodontale.
Strettamente legato a questa definizione è il concetto di solco gengivale, la cui profondità rappresenta uno degli elementi che caratterizzano il solco fisiologico rispetto alla tasca parodontale, e quindi la salute rispetto alla malattia.
La gengiva aderente è invece più compatta e cheratinizzata. È meno mobile perché è stabilmente collegata ai tessuti sottostanti tramite il periostio ed è priva di fibre elastiche. Proprio questa caratteristica le consente di resistere alle sollecitazioni funzionali della masticazione, della fonazione e delle manovre di igiene orale.
La gengiva aderente ha quindi una funzione protettiva importante nei confronti del dente e dei tessuti profondi, e contribuisce anche all’estetica della bocca.
L’osso alveolare è quella parte dell’osso mascellare e mandibolare che contiene gli elementi dentari.
Esso forma una cavità ossea, detta alveolo, nella quale il dente è accolto e mantenuto in rapporto con i tessuti parodontali. Il dente non deve essere considerato come un elemento semplicemente infisso nell’osso, ma come parte di un complesso biologico formato da più componenti strettamente collegate tra loro: gengiva, cemento radicolare, legamento parodontale e osso alveolare.
L’osso alveolare è formato da tre componenti: la spongiosa, la corticale alveolare, detta anche lamina dura, ed i vasi, contenuti nelle lacune e nei canali vascolari.
La spongiosa rappresenta la componente ossea vera e propria dell’osso alveolare. La corticale alveolare, o lamina dura, è invece quella parte piccola dell’osso alveolare che corrisponde al legamento parodontale ed è visibile radiograficamente come una linea più radiopaca intorno alla radice del dente.
I vasi, contenuti nelle lacune e nei canali vascolari, partecipano alla vitalità dell’osso alveolare e del complesso parodontale. Questo aspetto è importante perché il parodonto non è una struttura statica, ma un sistema vivo, vascolarizzato e funzionalmente attivo.
Dal punto di vista diagnostico, la lamina dura ha grande importanza: la sua scomparsa o interruzione rappresenta uno dei primi segni radiografici di malattia parodontale. Per questo, nelle radiografie endorali, non si deve osservare soltanto la quantità di osso residuo, ma anche la continuità, la nitidezza e la regolarità della lamina dura, soprattutto nelle zone interdentali e in prossimità della cresta alveolare.
Quando il parodonto è sano, l’osso alveolare mantiene un rapporto armonico con il dente, il legamento parodontale e i tessuti gengivali. Quando invece la malattia parodontale progredisce, questo rapporto può alterarsi: la lamina dura può perdere la sua continuità, l’osso alveolare può ridursi diminuendo il suo sostegno al dente ed il solco gengivale può trasformarsi progressivamente in una tasca parodontale.
Questo passaggio è fondamentale per comprendere che la tasca parodontale non riguarda soltanto la gengiva. Essa deve essere interpretata come espressione di una alterazione più profonda del rapporto anatomico tra margine gengivale, radice, legamento parodontale e osso alveolare.
Il cemento radicolare circonda tutte le radici dentarie e fornisce una base di attacco tra il dente e la spongiosa ossea tramite il legamento parodontale.
Può essere considerato, dal punto di vista istologico, come una particolare forma di tessuto mineralizzato simile all’osso, ma specializzato nel rivestire la radice e nel permettere l’inserzione delle fibre del legamento parodontale.
La sua integrità è fondamentale per la salute parodontale: se il cemento radicolare viene contaminato dai prodotti batterici o alterato dalla malattia, il legame tra dente, legamento parodontale e osso alveolare può indebolirsi. Al contrario, una superficie radicolare biologicamente compatibile è importante nei processi di guarigione e, nei casi selezionati, anche nella rigenerazione parodontale.
Per questo, nella terapia parodontale, la radice non viene considerata una semplice superficie dura da “pulire”, ma una struttura biologica che deve tornare compatibile con l’attacco dei tessuti parodontali.
Il legamento parodontale unisce il dente, attraverso il cemento radicolare, alla spongiosa ossea dell’osso alveolare.
Non è soltanto un mezzo di unione meccanica, ma un tessuto vivo, ricco di cellule, fibre, vasi e nervi. Le sue fibre collegano il cemento radicolare all’osso alveolare e permettono al dente una minima mobilità fisiologica, utile ad assorbire le forze della masticazione.
Il legamento parodontale contiene cellule capaci di partecipare al rinnovamento dei tessuti parodontali e un importante plesso vascolare, essenziale sia nella genesi della malattia sia nei processi di guarigione. È proprio attraverso questo sistema vascolare e cellulare che l’infiammazione può propagarsi nei tessuti profondi, ma anche che, dopo una terapia corretta, può iniziare una risposta riparativa.
Per questo il legamento parodontale è una struttura centrale nella parodontologia: quando è sano mantiene il dente vitale e funzionale nel suo alveolo; quando viene danneggiato dalla malattia parodontale, si perde progressivamente l’attacco che tiene unito il dente al suo osso di supporto.
Parodonto malato: la tasca
Come già descritto, l’attacco della “gengiva” al dente è unico nel corpo umano, ma anche vulnerabile e punto di attacco ed entrata dei batteri parodontali e dei loro prodotti tossici che, creando infiammazione, costringono l’attacco epiteliale a migrare verso l’apice del dente formando una tasca.
In altre parole, è la trasformazione di uno spazio fisiologico, il solco, in uno patologico: la tasca.
Quindi la tasca è definita come una “cavità patologica, a forma di sacco, che ha il suo orifizio nel solco gengivale ed è delimitata da una parete molle gengivale e da una parete dura radicolare” (J.F. Prichard).
Va da sé che ora il paziente ed il clinico si trovano a confrontarsi con una anatomia modificata: un risultato anatomico, istologico e biologico di grande distruzione ed infiammazione. Questo spiega perché la tasca rappresenti uno dei segni clinici più importanti della parodontite.
Misurarla con la sonda parodontale non significa soltanto rilevare dei millimetri: significa valutare quanto il sistema di sostegno del dente sia stato compromesso.
È uno strumento essenziale per sapere con sicurezza non solo se si è o meno malati, ma per conoscere l’entità della malattia, la sua localizzazione, la sua estensione e quanto attacco è stato perso; in altre parole, quanto è profonda la tasca.
Questi parametri possono essere rilevati dalla sonda parodontale, che misura in millimetri la resistenza dei tessuti alla penetrazione della sonda stessa: più il tessuto parodontale è infiammato, più la sonda penetra.
Quindi la misurazione in millimetri che noi parodontologi diamo al paziente è la somma combinatoria della pressione da noi usata, 25 grammi, del diametro della sonda, circa 0,45 millimetri, e specialmente delle condizioni tissutali del parodonto.
Perché per capire la tasca parodontale bisogna partire dall’anatomia?
Perché la tasca non è un semplice spazio più profondo tra dente e gengiva. È il risultato della trasformazione progressiva di una anatomia sana in una anatomia malata, con modificazione del rapporto tra gengiva, radice, legamento parodontale e osso alveolare.
Che cos’è il solco gengivale?
Il solco gengivale è uno spazio fisiologico, di profondità limitata, situato tra il dente e la gengiva marginale. Va valutato con la sonda parodontale.
Quando il solco diventa una tasca?
Il solco diventa una tasca quando, per effetto dell’infiammazione e dei prodotti tossici dei germi parodontali, l’attacco epiteliale migra verso l’apice del dente. In questo modo uno spazio fisiologico diventa uno spazio patologico.
Che cos’è la tasca parodontale?
La tasca parodontale è una cavità patologica, a forma di sacco, con orifizio nel solco gengivale. È delimitata da una parete molle gengivale e da una parete dura radicolare.
Perché la tasca è un segno importante di parodontite?
Perché indica una anatomia modificata. La tasca non riguarda solo la gengiva, ma esprime una compromissione più profonda del sistema di sostegno del dente.
Che importanza ha la lamina dura?
La lamina dura, o corticale alveolare, è visibile radiograficamente come una linea radiopaca intorno alla radice. La sua scomparsa o interruzione può rappresentare uno dei primi segni radiografici di malattia parodontale.
A cosa serve la sonda parodontale?
La sonda parodontale serve a valutare la profondità del solco o della tasca, la localizzazione della malattia, la sua estensione e la quantità di attacco perduto.
Perché la profondità di sondaggio non è solo un numero?
Perché la misura dipende dalla pressione esercitata, dal diametro della sonda e soprattutto dalle condizioni dei tessuti. Più il parodonto è infiammato, più la sonda tende a penetrare e più il risultato numerico è alto.
Si può capire di avere una parodontite(tasca) solo guardando solo la gengiva?
No. La tasca può essere compresa solo valutando il rapporto tra gengiva, radice, cemento, legamento parodontale e osso alveolare. Per questo servono esame clinico, sondaggio e radiografie endorali.
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