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Il ruolo delle benzodiazepine in odontoiatria
Mar 02, 2026
Viviamo in una società iperattiva, densa di attività e di richieste continue di prestazioni mediche ed odontoiatriche ottimali. Se a tutto ciò si aggiunge l’aumento della vita media, un incremento ed ampliamento delle procedure terapeutiche con appuntamenti più lunghi (anche pomeridiani o serali), nonché nuove tipologie di pazienti odontoiatrici quali diabetici, cardiopatici, trapiantati, si devono poter ipotizzare nuovi aiuti terapeutici in ambito odontoiatrico. A maggior ragione perché viviamo in una società dove, oltre alle categorie soprariportate, i pazienti fobici, quelli stressati e specialmente gli ansiosi hanno una grossa preminenza, non solo numerica, e affollano i nostri studi portandosi dietro, dall’odontoiatra, i loro problemi.
L’importanza della serenità dell’operatore odontoiatrico
L’odontoiatra, dovendo operare in ambiente difficile e ristretto (la bocca), non sterile e con più comparti (labbra, gengive, mucose, denti, palato, ugola, tonsille …), ha bisogno invece di silenzio, calma, serenità e staticità. Si ritrova quindi inevitabilmente a dover trattare questa tipologia di pazienti che… di pazienza proprio non ne hanno! Questo stato d’animo e questi atteggiamenti possono causare non solo il fallimento della terapia ma anche l’aumento del rischio di complicanze mediche (iperventilazione, svenimento, infarto, crisi ipertensive, sincope vasovagale, crisi epilettiche …) a sé stessi e, di conseguenza, anche … allo stesso dentista!
Che cosa bisogna fare?
È quindi necessario:
eseguire una visita accurata al fine di catalogare il paziente nella giusta posizione clinica (ASA) e psicologica, avvalendoci, oltre al buon senso, alla conoscenza scientifica ed alla nostra esperienza, anche di classificazioni create all’uopo. Esiste, ad esempio, la classificazione di House nella quale i pazienti sono suddivisi in raziocinanti, esigenti, nevrotici ed indifferenti)
prevenire ed intercettare queste situazioni a rischio, diminuendo i livelli di tensione e stress per via relazionale e/o farmacologica
creare una “sedazione minimale” durante la quale il paziente sia in grado di rispondere e corrisponda alle nostre indicazioni cliniche.
Un paziente rilassato rende il lavoro dell’odontoiatra molto più semplice e performante.
Ma come ottenere questa situazione, specie sui pazienti emotivamente complicati?
Le benzodiazepine
Tra gli ansiolitici, farmaci eccellenti per il loro effetto distensivo sul sistema nervoso centrale, voglio ricordare le benzodiazepine che, oltre a rilassare il paziente, possiedono anche un’azione anticonvulsivante.
Il paziente va istruito ad assumerle la sera prima della terapia, così da agevolare un riposo più lungo e rilassato, ed un’ora prima dell’intervento. Questo farmaco si distribuisce assai bene nei tessuti, ha una buona emivita (proprietà che ci permette di prescriverlo in tempo e per tempo), è sicuro, ha un’azione rapida e permette quindi di lavorare in perfetta serenità, eliminando o diminuendo la severità di eventi avversi e specialmente rilassando il paziente. Uniche controindicazioni all’utilizzo di benzodiazepine sono le allergie, il glaucoma e lo stato di gravidanza nei primi 3 mesi. È importante comunque sottolineare come un uso continuo di questi farmaci possa portare a sviluppare una dipendenza fisica e psichica e quindi la loro somministrazione deve essere affidata ad un attento controllo dell’odontoiatra.
Conclusioni
La gestione della paura e dell’ansia fa parte della gestione integrale del paziente nello studio odontoiatrico e come tale va sempre ricercata. Le benzodiazepine sono da prescrivere al paziente ansioso al fine di ridurre paura e ansia, producendo una relativa e specifica amnesia anterograda ed un certo controllo del dolore.
Bibliografia
Stanley Malamed Handbook of Local Anesthesia Elsevier Mosby 2004
Stanley Malamed Medical Emergencies in the dental office Elsevier Mosby 2007
L. Checchi, M. Montevecchi Una pratica classificazione psicologica del paziente odontoiatrico Dental Cadmos, 2013, 81 (8), pagg. 539-543
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