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Adrenalina sì o adrenalina no? Cosa usare per l’anestesia odontoiatrica?

Spesso qualche paziente, specie se anziano, mi chiede con tono supplichevole “Mi raccomando, mi faccia un’anestesia senza adrenalina” e, a volte, anche i pazienti con problemi cardiaci mi fanno la stessa richiesta e sempre con tono preoccupato.
Ma quale è lo stato della scienza ad oggi?
È cambiato qualche cosa negli ultimi anni nei protocolli o nella procedura anestesiologica?
L‘argomento è sempre stato di grande interesse ed importanza specie per il numero notevole di anziani (categoria nella quale rientro pure io) e di cardiopatici che frequentano i nostri studi odontoiatrici e richiede qualche spiegazione preliminare.

Innanzitutto va spiegato che l’associazione del vasocostrittore (adrenalina) con l’anestetico ha portato ad un notevole miglioramento della qualità dell’anestesia locale odontoiatrica in termini di efficacia, durata e profondità, permettendoci di controllare in maniera ottimale il dolore durante tutte le procedure: dagli interventi estrattivi a quelli parodontali, fino alla chirurgia implantare.
Viceversa, è ben documentato in letteratura scientifica il fatto che un’anestesia senza vasocostrittore possa essere incompleta (anche perché più rapida) e quindi non capace di controllare perfettamente il dolore. Questo, il dolore, determina una importante variazione della dinamica circolatoria con notevoli incrementi del consumo miocardico di ossigeno, condizione questa che in un soggetto cardiopatico può evolvere in una situazione critica di pericolo.
È comunque altrettanto vero che ciascuno di noi presenta situazioni cliniche differenti, variabili anche nella stessa patologia, rendendo impossibile una matematica certezza di previsione delle risposte cliniche ad una anestesia con vasocostrittore.

Quindi, quale è la risposta?

La risposta sta essenzialmente nel controllo del dolore che deve essere assoluto e quindi ottimale per tutta la durata della terapia. Di conseguenza, l’utilizzo di anestetico senza vasocostrittore va limitato a quelle terapie di brevissima durata.
Quindi anche in pazienti anziani o cardiopatici, l’utilizzo di un anestetico con vasocostrittore deve essere considerato una pratica routinaria al fine di un controllo completo del dolore.

Detto questo va comunque sottolineato come anche la tecnica anestesiologica giochi un ruolo importante, così come la pre-anestesia topica nella sola area mucosa dell’infissione dell’ago o l’utilizzo di innovativi computer capaci di dosare in maniera automatica e indolore l’ingresso del fluido anestetico nella mucosa orale, servendosi di aghi sottilissimi.
Tutto questo è di fondamentale importanza perché, non dimentichiamolo, la paura dell’ago è direttamente legata ad un incremento dello stress che può esitare in emergenza dentale.

Affidiamoci quindi con fiducia al nostro specialista.

Bibliografia
Un ospite all’editoriale. Il vasocostrittore in pazienti cardiopatici
Luigi Checchi, Lucio Montebugnoli
Dental Cadmos 12,1996 pag 5-6

Hanbook of local anesthesia
Stanley Malamed Mosby 2004

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