Blog
Home / Blog / Scaling e root planing
punta di una curette

Scaling e root planing

di Luigi Checchi

Foto: La punta di una curette nel tentativo di rimuovere tartaro embricato nella radice mesiale del premolare.

Scaling e root planing rappresentano il cuore della terapia causale della parodontite: non curano genericamente il sintomo, ma agiscono sulla causa locale principale, cioè biofilm, tartaro e contaminazione radicolare.

Lo scaling e root planing non sono una semplice pulizia dei denti, ma una vera e propria terapia parodontale non chirurgica, eseguita su superfici radicolari contaminate ed in profondità, con lo scopo di ridurre infiammazione, sanguinamento e profondità di tasca.

La parodontite, spesso chiamata piorrea, è una malattia infettiva cronica che colpisce i tessuti di sostegno del dente e che, se non controllata, può portare progressivamente alla perdita dell’attacco, dell’osso e infine del dente.

Approfondimento: Parodontite (piorrea): sintomi, diagnosi e terapia

Il paziente parodontale deve essere prima visto, visitato e diagnosticato. Deve essergli spiegato con  estrema chiarezza che cosa ha, quale malattia sia presente, come verrà trattato e quali procedure saranno necessarie. Solo dopo l’accettazione del programma terapeutico ed economico si inizierà la terapia causale.

La prima fase comprende il test microbiologico, le istruzioni di igiene orale domiciliare e un primo scaling superficiale ed abbastanza grossolano, necessario per ridurre la massa di placca, tartaro e sanguinamento e rendere più controllabile il quadro clinico iniziale.

Approfondimento: Test microbiologico, virale e fungino nella malattia parodontale

Successivamente il paziente parodontale viene seguito con quattro o più sedute di scaling e root planing, a seconda della gravità della malattia, della profondità delle tasche, della quantità di tartaro sottogengivale e della risposta dei tessuti.

Approfondimento: La terapia causale mediante scaling e root planing

Perché questo? Innanzitutto perché lo scaling è una metodica assai conservativa di riduzione della tasca, soprattutto nelle tasche poco profonde. Quando invece le tasche sono più profonde, e in particolare oltre i 5 mm, lo scaling deve essere necessariamente associato al root planing.

Questa seconda procedura ha lo scopo di rimuovere il tartaro sottogengivale più profondo, il biofilm batterico e i prodotti tossici depositati e adesi alla superficie radicolare contaminata, al fine di ottenere due superfici, dente e gengiva, biologicamente compatibili.

Il tartaro infatti non è facile da rimuovere: rimane tenacemente adeso alla radice e finisce per penetrare nelle irregolarità del cemento radicolare. Ciò rende difficile una sua rimozione completa senza rimuovere anche parte del cemento contaminato nel quale è embricato. Per questo motivo, nelle tasche profonde, si deve procedere sempre anche alla levigatura radicolare.

L’associazione di scaling e root planing modifica poi in senso positivo la composizione batterica della tasca, rendendo più lenta la ricolonizzazione microbica. Quando queste procedure sono associate a una buona igiene orale e a terapia igienica domiciliare, si ottiene una diminuzione della profondità di tasca e dell’infiammazione.

Approfondimento: Con che cosa lavarsi i denti in caso di malattia parodontale?

Il miglioramento clinico non si misura solo in millimetri di riduzione della tasca, ma anche nella diminuzione del sanguinamento al sondaggio e allo spazzolamento, segno importante della riduzione dell’attività infiammatoria.

Approfondimento: Il sanguinamento gengivale

La ricerca scientifica è indispensabile, ma nella pratica parodontale non basta conoscere la malattia: occorre anche saperla trattare con metodo, esperienza e continuità. Molti ricercatori sono abili nel produrre dati, ma il vero obbiettivo clinico rimane più concreto e più difficile: salvare i denti, controllare la malattia e accompagnare il paziente nel tempo in salute.

L’associazione strumentale tra punte a ultrasuoni e curette manuali è generalmente da preferirsi. Negli ultimi anni, tuttavia, la grande varietà di punte ultrasoniche ha reso la strumentazione ultrasonica sempre più diffusa e, in molte situazioni cliniche, centrale nel trattamento non chirurgico della tasca parodontale.

Va sempre ricordato che la strumentazione è solo un mezzo, seppure importante. In queste procedure rimangono fondamentali l’approccio clinico del parodontologo o dell’igienista e la sensibilità tattile. Non è sufficiente “passare uno strumento” nella tasca: occorre “saper leggere” la superficie radicolare, riconoscere il tartaro residuo, le irregolarità, le concavità radicolari e i punti in cui la strumentazione deve essere più energica o, al contrario, più delicata.

Dopo alcune settimane è necessario rivalutare il paziente, controllando il sanguinamento, l’indice di placca, la profondità di tasca, la mobilità residua e la risposta tissutale. Solo allora si può decidere il futuro della terapia: continuare con il mantenimento igienico, ripetere la terapia non chirurgica approfittando dei processi di disinfiammazione e di recessione gengivale che rendono più visibili eventuali residui di tartaro, oppure valutare ulteriori procedure.

Approfondimento: Tasche gengivali e parodontite o piorrea

Metodiche operative: strumentazione manuale e ultrasonica

Storicamente, la scuola statunitense prevedeva un lungo periodo di apprendimento delle tecniche operative legate all’uso delle curette. L’operatore doveva conoscere e controllare ogni parte dello strumento: il manico, il gambo — che fa da tramite fra il manico e la lama — e la parte lavorante, o lama, disponibile in diverse forme, angolazioni e grandezze per potersi adattare alle varie aree parodontali.

Questa tecnica richiedeva la capacità di adattarsi alle diverse forme e posizioni dei denti, di affilare correttamente il bordo della lama mediante pietre abrasive di diversa grana e di mantenere una postura corretta, al fine di evitare disturbi muscolo-scheletrici nell’operatore, compresa la sindrome del tunnel carpale.

Tutti questi principi rendevano la procedura efficace, ma lunga, impegnativa per l’operatore e spesso fastidiosa per il paziente.

Negli anni Cinquanta si ebbe una svolta importante con l’introduzione della strumentazione a ultrasuoni, prima con strumenti magnetostrittivi e poi piezoelettrici. Questa evoluzione ha reso il lavoro clinico indubbiamente più agevole, permettendo una rimozione più rapida ed efficace dei depositi sopra e sottogengivali, soprattutto quando associata ad un corretto controllo clinico, tattile e visivo della superficie radicolare.

Immagine 3
Punta a ultrasuoni per la rimozione della placca “rilevata”.

Le curette manuali e gli ultrasuoni non devono essere considerati strumenti in competizione, ma strumenti complementari. Le punte ultrasoniche permettono una detersione più rapida e meno faticosa, mentre la strumentazione manuale conserva un ruolo importante nella sensibilità tattile, nella rifinitura e nel controllo delle superfici radicolari più difficili da trattare.

La scelta dello strumento dipende quindi dalla morfologia radicolare, dalla profondità della tasca, dalla quantità di tartaro, dalla presenza di concavità o forcazioni e dall’esperienza dell’operatore.

Conclusioni

La terapia parodontale si avvale di diverse fasi terapeutiche, tutte volte al mantenimento in salute del complesso dente-parodonto. Nella fase della terapia causale, lo scaling e il root planing acquisiscono un’importanza fondamentale nel raggiungimento di questo obbiettivo.

Sono procedure cliniche che richiedono diagnosi, programma, manualità, sensibilità tattile e collaborazione del paziente. Non sono una semplice pulizia dei denti, ma una parte essenziale della cura parodontale non chirurgica.

L’obbiettivo non è soltanto ridurre una tasca o migliorare un indice clinico, ma conservare nel tempo denti che possono ancora essere mantenuti. Questo richiede ricerca, certamente, ma anche e specialmente capacità clinica, esperienza operativa, giudizio e continuità nel seguire il paziente.

FAQ

Che cos’è lo scaling?

Lo scaling è la rimozione del tartaro e del biofilm batterico dalle superfici dentali e radicolari. Può essere eseguito sopra e sotto il margine gengivale e rappresenta una fase fondamentale della terapia parodontale non chirurgica.

Che cos’è il root planing?

Il root planing, o levigatura radicolare, è la procedura con cui si trattano le superfici radicolari contaminate dal tartaro, dal biofilm e dai prodotti tossici batterici. L’obbiettivo è rendere la radice più liscia e biologicamente compatibile con la guarigione dei tessuti parodontali.

Scaling e root planing sono una normale pulizia dei denti?

No. La normale igiene professionale, la detartrasi, riguarda soprattutto la rimozione dei depositi visibili sopra il margine gengivale, eseguita con polish associato a spazzolino rotante ed al solo scaling.

Scaling e root planing associati, invece, sono procedure terapeutiche rivolte alle tasche parodontali profonde e alle superfici radicolari contaminate.

Quando è necessario associare il root planing allo scaling?

Il root planing diventa particolarmente importante quando sono presenti tasche parodontali più profonde, soprattutto oltre i 5 mm, dove il tartaro sottogengivale e la contaminazione radicolare sono più difficili da rimuovere completamente con il solo scaling.

Quante sedute sono necessarie?

Nel paziente parodontale, dopo la visita, la diagnosi, la spiegazione del programma e l’accettazione terapeutica ed economica, si inizia con test microbiologico, istruzioni di igiene orale e gross scaling. Successivamente sono generalmente necessarie quattro o più sedute di scaling e root planing, secondo la gravità del quadro clinico.

Perché dopo scaling e root planing bisogna fare una rivalutazione?

La rivalutazione serve a controllare la risposta dei tessuti dopo la terapia causale. Si misurano nuovamente sanguinamento, indice di placca, profondità di tasca, mobilità dentale e risposta gengivale. Solo dopo questa fase è possibile decidere se mantenere il paziente in terapia di supporto, ripetere la terapia non chirurgica o valutare ulteriori trattamenti.

Bibliografia

M. Roncarati
Terapia parodontale non chirurgica 
Quintessenza Editori srl 2017

V. Checchi, C. Montagno Cappuccinello, M. Montevecchi, L. Checchi
Revisione della letteratura sull’utilizzo del rivelatore di placca nelle procedure di igiene orale
Dental Cadmos, 2016; 84(6): 342-350

V. Ardizzoni, A. Abbinante
Igienista orale. Teoria e pratica professionale
LSWR, 2013

F. Weijde
The power of ultrasonics
Quintessence International, 2005

J. D. Manson, B. M. Eley
Parodontologia
Antonio Delfino Editore, 2002

A. T. Botticelli
Manuale di igiene orale
Edizioni Ariminum Odontologica, 1999

A. M. Pattison, G. L. Pattison
Periodontal Instrumentation
Appleton & Lange, 1992

L. Checchi, G. A. Pelliccioni, C. D’Achille
Sharpening of ultrasonic scalers: preliminary report on their physical features
J. Clin. Periodontol., 1991; 7: 505-507

L. Checchi, G. A. Pelliccioni, L. Trombelli
Tecniche di affilatura degli strumenti parodontali
Prevenzione e Assistenza Dentale, 1990; 4: 17-21

G. Biagini, L. Checchi, M. C. Miccoli, V. Vasi, C. Castaldini
Root Curettage and Gingival Repair in Periodontitis
J. Periodontol., 1988; 59(2): 124-129

L. Checchi, G. A. Pelliccioni
Hand Versus Ultrasonic Instrumentation in the Removal of Endotoxins from Root Surfaces in Vitro
J. Periodontol., 1988; 59(6): 398-402

Bernard Wasserman
Detartrasi e levigatura radicolare
Revisione scientifica a cura di L. Checchi. Resch Editrice, 1988

Prof. Edoardo Mannucci
I nuovi farmaci per l’obesità: un problema risolto o un nuovo problema?

Autore: Prof. Edoardo Mannucci

Professore Associato di Endocrinologia
UNIVERSITÀ DEGLI…

Read More
11.07.2025
visita di controllo dentista esame atm
Devo andare dal dentista per una visita di controllo: che cosa mi aspetta?

La visita odontoiatrica è uno dei capisaldi dell’odontoiatria dal momento che comprende…

Read More
05.07.2022
Intervento odontoiatrico
Intervento odontoiatrico: Istruzioni pre-chirurgiche per il paziente

“Devo fare una chirurgia parodontale”,

“debbo estrarre il…

Read More
08.09.2022
Gengivite gravidica al 3° mese di gravidanza - dentista a Bologna - Ambulatorio Prof. Checchi
Gravidanza: come mantenere la bocca sana

Innanzitutto complimenti perché si tratta di un traguardo non sempre facile da raggiungere! Infatti,…

Read More
30.01.2020
Menu